Sono salvi i nostri ricordi?

Il fotografo di famiglia ha un compito in qualche modo spaventosamente di responsabilità. Deve fermare il tempo per i suoi Clienti. Rendere possibile tramandare i loro ricordi ai loro figli, soprattutto se si tratta di ricordi della prima infanzia, che non saranno in grado di trattenere da soli.

 

Ricordi e Memorie

 

Amo tantissimo la flessibilità e la natura schematica della lingua inglese. E’ davvero uno strumento versatile che permette di comprendersi con semplicità e precisione anche se apparteniamo a lingue e culture diverse.
Noi italiani tuttavia abbiamo radici latine e una terminologia affascinante e piena di significato che oggi tendiamo a sottovalutare. Fra questi termini così importanti e preziosi abbiamo due parole che tendiamo spesso a confondere. Esprimono il concetto di RICORDI e MEMORIE.

La differenza fra un ricordo ed una memoria è spesso trascurata, eppure fondamentale. Un ricordo riaffiora alla mente attraverso degli stimoli: visivi, olfattivi, sonori. Un’immagine può innescare ricordi di un momento speciale, carico di significato. Ma gli attimi sono tanto più importanti, quanto più fanno parte di una memoria.

Una memoria è più di un semplice ricordo, è un valore anche etico. La memoria di un vissuto, di una storia che è patrimonio unico della vostra famiglia. Il bisnonno emigrato in America, la generazione che ha attraversato la guerra, la ricostruzione, la rinascita.

 

 Il Valore delle Memorie

 

C’è qualcosa di magico nella memoria. E se devo darle un volto, in questa fase della mia vita, per me la memoria ha il volto di mio padre.

Scomparso da pochi anni, negli ultimi tempi non ricordava più le cose contingenti. Aveva perso la capacità di serbare la memoria a breve termine, ma incredibilmente viva per lui era quella del passato. Dalla sua infanzia con i suoi due fratelli agli anni dolci della giovinezza e quelli duri della guerra e del dolore. Quando se ne è andato, e ho dovuto affrontare una delle più terribili prove che spettano ai figli – la casa da svuotare – ho trovato dei cassetti pieni di fotografie in bianco e nero che ritraevano proprio quegli anni. Tempi che io non ho vissuto. Sorrisi e risate che non gli ho conosciuto. Momenti con mia madre vissuti prima della mia nascita, che hanno oggi un valore enorme.

Gabriel García Márquez scriveva: «La vita non è quella vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla».

 

Da figlia, a madre, a fotografa di ricordi

 

Siamo testimoni della vita dei nostri cari. Come figlia e come madre, ho imparato con gli anni che i momenti che conserviamo nel cuore con più tenerezza sono spesso privi di ricordi fotografici. Quelli dell’innamoramento, quando anche il cielo sembra rosa ciliegio. I mesi dell’attesa di un figlio, quando portare il pancione equivale ad essere sollevate in aria da mille palloncini leggeri come i nostri sogni sul piccolo che verrà. I giorni in cui diventiamo genitori, e la nostra vita cambia per sempre in un modo che mai avremmo potuto immaginare. Gli attimi in cui i figli sono solo nostri e quelli in cui ci rendiamo conto che appartengono a se stessi. I giorni in cui si daranno ad altri. E mille mille mille altri infiniti giorni che resteranno dentro di noi e di loro, facendone le persone che sono e che siamo.

Come fotografa, ho sempre a che fare con il valore di memorie estremamente importanti, che passano sotto i miei occhi e fra le mie mani. Le memorie dei miei Clienti, che vivono per la prima volta l’attesa di un figlio, la nascita, la trasformazione da figli a genitori, da coppia a famiglia.

 

Che fine fanno i nostri ricordi?

 

Se siete come me, probabilmente state sfruttando tutta la tecnologia possibile – che ci è stata abbondantemente offerta nell’ultimo ventennio – per generare ricordi autocostruiti. Abbiamo i cellulari, macchine fotografiche di tutto rispetto a prezzi molto competitivi, videocamere di ultima generazione con una qualità solo 20 anni fa impensabile in un prodotto for consumer. Tutto concorre a riempire archivi digitali, che si accumulano nelle nostre case e nei nostri cassetti, nell’illusione di poter venire tramandati.

Vint Cerf, considerato da molti “il padre di internet” perché fra coloro che hanno dato il via alla nuova era della rete inventando i protocolli TCP/IP, ha nel 2013 fatto delle esternazioni che colpiscono per la lucida analisi di un uomo di scienza che al tempo stesso comprende i limiti intrinseci nel proprio lavoro.

“Pensando a 1000, 3000 anni nel futuro, dobbiamo domandarci: come preserviamo tutti i bit di cui avremo bisogno per interpretare correttamente gli oggetti che abbiamo creato? Stiamo gettando con nonchalance tutti i nostri dati in quello che potrebbe diventare un buco nero di informazioni, senza rendercene conto. Nei secoli a venire chi si farà delle domande su di noi incontrerà delle enormi difficoltà, dal momento in cui la maggior parte di ciò che ci lasceremo dietro potrebbe essere solo bit non interpretabili.” asserisce Cerf, e ancora “Digitalizziamo le cose pensando di conservarle, senza capire che, se ci perdiamo dei passaggi, queste versioni digitali possono essere addirittura peggio dei manufatti che abbiamo digitalizzato”.

“Nel nostro zelo, presi dall’entusiasmo per la digitalizzazione, convertiamo in digitale le nostre fotografie pensando che così le faremo durare più a lungo, ma in realtà potrebbe venir fuori che ci sbagliavamo.

Il mio consiglio è: se ci sono foto a cui davvero tenete, createne delle copie fisiche. Stampatele.”

Il mio lavoro e i vostri ricordi

Faccio mio il pensiero di Cerf e da anni lavoro per una sola cosa: preservare le memorie di chi mi affida i suoi ricordi offrendo un’esperienza che produca prodotti fotografici di altissimo livello in grado di essere conservati a lungo.

Stampate le vostre foto. Tramandate le vostre storie. Appendete alla parete le vostre memorie. Date dei volti da ricordare ai vostri figli, e cassetti pieni di stampe da aprire, un giorno, e in cui trovare cose meravigliose.

La memoria non è un diritto: è un dovere.

Se desiderate saperne di più su cosa propongo ai miei Clienti per tramandare le loro memorie ai loro figli una volta cresciuti, chiamatemi al telefono o scrivetemi tramite il form sottostante. Prenotate un incontro di consulenza gratuito in Studio: vi mostrerò che cosa intendo. Vi aspetto!

Isabella Allamandri

Isabella Allamandri

Fotografa di maternità e neonati

Isabella è fotografa professionista a Pisa con Studio fotografico dedicato alla prima infanzia attivo in città dal 2012.
Negli anni si è sempre occupata della nicchia specifica della fotografia di famiglia, con focus specialistico sulla maternità e sui neonati, nonché bebè da 0 a 12 mesi di vita.
E’ Socio Fondatore della prima Associazione Professionale dedicata alla protezione dell’immagine del bambino in fotografia.

Dal momento che effettua soltanto poche sessioni al mese, per garantire ai Clienti un flusso di lavoro funzionale e un’esperienza sempre all’altezza delle aspettative, vi invita a contattarla telefonicamente al +39 3934377701: in una chiacchierata informale e senza alcun impegno potrete capire se i suoi servizi fotografici fanno al caso vostro e quali sono le vostre esigenze per questo progetto.

Utilizza il form per metterti in contatto con me: sono a disposizione per spiegarti ogni fase del mio lavoro con i neonati ed i piccolissimi, e per sciogliere qualsiasi dubbio possa trattenerti dall'iniziare il tuo viaggio fotografico personalizzato. Scrivimi subito perché a causa della personalizzazione che dedico a ciascun Cliente prendo pochissime sessioni al mese e la mia disponibilità è limitata. In alternativa, puoi chiamarmi al 3934377701 o scrivermi a info@allamandri.it  Ci sentiamo presto!

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